giovedì 8 gennaio 2015

All'attacco del panico


L’inconscio non è un livello, non è un organo, non è un discorso, non è un programma, non è una scheda, non è un chip, non è un crittogramma, non è la faccia oscura della coscienza. Non è nemmeno il luogo dei ricordi. E nemmeno è un personaggio animato o da animare.
Farne un personaggio è stato e è un modo per rappresentarlo in uno standard. Per padroneggiarlo. O per farne il padrone da combattere. Non è un personaggio con una sua volontà.
Farne un personaggio per animarlo vuol dire attribuirgli un fine. Questa presunta intenzionalità dell’inconscio risponde all’esigenza del fine di bene che ha le sue origini nel mondo greco. E poi prosegue nel contesto cristiano.
L’inconscio non è l’altro nome di una spiritualità che tende al bene, né al male. Il finalismo, l’aspetto teleologico non ha a che vedere con l’inconscio, ma con la sua rappresentazione in una guida. Sarebbe l’inconscio come madre, l’inconscio materno, maternalistico.
Né è da ascrivere all’inconscio un carattere di universalità, cioè di essere un contenitore delle caratteristiche che possono costituire l’aspetto comune del genere umano. Non è l’altro nome della natura. Né è l’essenza che costituirebbe il fondamento dell’uomo e/o delle cose. Né ciò che si oppone al libero arbitrio. Tutto ciò è materia del discorso e del fantasma di padronanza.

giovedì 4 dicembre 2014

IL LAVORO E L'USURA

Conferenza di Ruggero Chinaglia

IL LAVORO E L'USURA

giovedì 4 DICEMBRE 2014 - ore 20.45 a Padova

 
 
L'incontro si svolge nella serie LE RELAZIONI, LE IDEE, GLI STRUMENTI DELLA VITA, nel dispositivo di insegnamento e formazione intellettuale, "Occasioni di parola", promosso e organizzato organizzato dall’“Associazione cifrematica di Padova”, con il Patrocinio del Comune di Padova.

alle ore 20,45, Sala "Ai caduti di Nassiriya" del Quartiere Centro, in Piazza Capitaniato 1, sotto il volto dell’orologio, a Padova

L'ingresso è libero.

domenica 30 novembre 2014

ACCETTARE LA MORTE?


La non accettazione dissipa il fatalismo: nulla è e nulla sta. Ciascuna cosa avviene qualificandosi. La nozione di esistenza non è ontologica, ma attuale. Esiste ciò che si dice, ciò che sta nell’atto. Nulla esiste se non si dice, se non entra nella parola.

Il successo dello psicofarmaco


Capire è già un pericolo, per chi sostiene l'idea di una coscienza collettiva.
Il successo dello psicofarmaco sta anche qui.

venerdì 28 novembre 2014

SAPERE, CREDERE, CAPIRE


Capire è la necessità intellettuale accanto all’intendimento. Gli umani preferiscono invece credere senza capire, o per non capire. Credendo ognuno può pensare di potere evitare l’atto, quindi anche l’adattamento.
Il vero, per esempio, non ha necessità di essere creduto. Il vero non è reale. Il reale non è il realismo. Quel che si racconta è vero.
Il vero come il reale è indimostrabile. Entrambi, non necessitano della giustificazione, della dimostrazione, dell’argomentazione. Non rispondono al principio del verisimile o del fattibile. Né partecipano al possibilismo o al probabilismo.
Capire è una chance e tuttavia in molti casi non solo non è accolta, ma addirittura è evitata. Capire espone al pericolo dell’Altro. Alle rappresentazioni dell’Altro come pericolo. L’inconscio come pericolo, in quanto indimostrabile.
Non a caso la denominazione di “malattie nervosa” è sorta proprio sull’indimostrabilità di un fondamento organico ai disturbi di varia natura.

BENESSERE O SALUTE?


La mitologia del benessere si sostiene su una mentalità in cui nella vita intesa come spazialità ideale ontologica ci sarebbe un possibile stato di bene in cui si tratterebbe di misurarsi continuamente per stabilire il tipo di rapporto con l’ambiente, con la società, con il proprio corpo, con se stessi, con gli altri, con gli animali, con il cibo, con i cattivi pensieri, con il sonno, con il sesso, con la fiducia in se stessi e negli altri, con il riso, con la malinconia, con la felicità, con gli amici, con i nemici, con i colleghi, con l’azienda, con il lavoro.... e quant'altro,  come se ogni cosa fosse un’entità stabilita e conosciuta e come se si potesse attuare un principio di padronanza per dirigere quel che accade nella direzione voluta o auspicata. E ogni cosa è pensata come nota nel suo rapporto con il bene presunto.
“So che questo mi fa bene”, “So che questo mi fa stare bene”
Questa mentalità è alla base del sostanzialismo e del mentalismo. 
Due modi dell'illusionismo della padronanza. 
La nozione di mente in voga in questa mentalità è prossima all’idiozia. Un’entità inerte, idiota, che si può ingannare, manipolare, per volgerla dal male al bene. 
Un fardello che ogni umano deve prodigarsi per salvare.

domenica 23 novembre 2014

Il benessere, il lavoro, l'impresa. L’abuso di sostanze psicoattive per il rendimento e l’efficienza


Intervengono

  • FABIO BELTEMPO, segretario provinciale Unione Generale del Lavoro
  • RUGGERO CHINAGLIA, medico, psichiatra, cifrematico
  • STEFANO GRIGOLETTO, farmacista, assessore del Comune di Padova
  • ANNA SPADAFORA, brainworker, psicanalista 

Giovedì 27 novembre 2014 - ORE 20,45
SALA DEGLI ANZIANI - PALAZZO MORONI - PADOVA

 
L’abuso di sostanze psicoattive per il rendimento e l’efficienza
Cosa si fa quando, nel lavoro, si manifesta una diminuzione del rendimento? Cosa si fa, quando compaiono difficoltà a mantenere la concentrazione, a rispettare i tempi, o aumentano gli errori, oppure si presentano sintomi fisici collegati all’attività lavorativa, quali disturbi digestivi, del sonno o stati d’ansia?

Per lo più, ognuno non ritiene necessario capire cosa stia accadendo nella propria vita, ma vuole essere rimesso rapidamente in grado di fornire nuovamente la prestazione standard.

Il rimedio più frequente è una sostanza psicoattiva, il cui compito dovrebbe appunto essere quello di mettere l’uomo robotizzato in condizione di tornare a funzionare come prima, attenuando le sensazioni spiacevoli, il disagio e potenziando le capacità.

Ma che implicazioni ha la rinuncia a interrogarsi su quanto accade? Che effetti produce, nell’immediato e per il futuro, accettare di dipendere da una sostanza per la tranquillità della vita?

Questo incontro ha lo scopo di informare e sensibilizzare la cittadinanza intorno alle conseguenze dell’uso e dell’abuso di sostanze psicoattive, ivi comprese droghe e psicofarmaci. Accade diffusamente, in ambiti, età, circostanze differenti, che sempre più avvenga il ricorso a sostanze che si crede possano sostituirsi a ciò che è necessario fare per attuare il progetto e il programma di vita di ciascuno, senza cogliere con precisione come questo ricorso si frapponga alla riuscita auspicata.

Ingresso libero.
Per informazioni telefonare ai numeri - 049 656218 - 049 8759300
 ruggerochinaglia@infinito.it