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giovedì 8 gennaio 2015

All'attacco del panico


L’inconscio non è un livello, non è un organo, non è un discorso, non è un programma, non è una scheda, non è un chip, non è un crittogramma, non è la faccia oscura della coscienza. Non è nemmeno il luogo dei ricordi. E nemmeno è un personaggio animato o da animare.
Farne un personaggio è stato e è un modo per rappresentarlo in uno standard. Per padroneggiarlo. O per farne il padrone da combattere. Non è un personaggio con una sua volontà.
Farne un personaggio per animarlo vuol dire attribuirgli un fine. Questa presunta intenzionalità dell’inconscio risponde all’esigenza del fine di bene che ha le sue origini nel mondo greco. E poi prosegue nel contesto cristiano.
L’inconscio non è l’altro nome di una spiritualità che tende al bene, né al male. Il finalismo, l’aspetto teleologico non ha a che vedere con l’inconscio, ma con la sua rappresentazione in una guida. Sarebbe l’inconscio come madre, l’inconscio materno, maternalistico.
Né è da ascrivere all’inconscio un carattere di universalità, cioè di essere un contenitore delle caratteristiche che possono costituire l’aspetto comune del genere umano. Non è l’altro nome della natura. Né è l’essenza che costituirebbe il fondamento dell’uomo e/o delle cose. Né ciò che si oppone al libero arbitrio. Tutto ciò è materia del discorso e del fantasma di padronanza.

martedì 3 settembre 2013

LA NATURA DEL TEMPO

Conversazioni con dibattito con il dott. Ruggero Chinaglia


  • giovedì 5 settembre 2013 - La fiaba, la favola, la saga del tempo
  • giovedì 12 settembre 2013 - L'erotismo del tempo
  • giovedì 19 settembre 2013 - L'occorrenza

Qual è l'idea che ciascuno ha del tempo? Come viene rappresentato il tempo?
Come il tempo intervenga è per lo più ignoto. S. Agostino, a proposito del tempo, diceva: " So cos'è, ma se qualcuno me lo chiede non lo so più".
Come accade che come ognuno tenti di economizzarlo, risparmiarlo, misurarlo, contenerlo, con il risultato di dissiparlo?
Qual è l'idea del tempo in azienda, per l'imprenditore, per il manager, per il professionista, per il lavoratore? Come incide quest'idea sull'andamento e sull'efficacia del lavoro e dell'impresa?



L'incontro è organizzato dall'Associazione cifrematica di Padova con il Patrocinio del CdQ 4 Sud-Est di Padova. L'incontro si svolge nella Sala Polivalente di Via S. Maria Assunta 35/A, a Padova. L'ingresso è libero.

giovedì 18 luglio 2013

LA VOLONTA'

È meglio ragionare piuttosto che condividere i luoghi comuni. Così, credere di potere fare leva sulla forza di volonta' denota la totale ignoranza delle procedure secondo cui avvengono le cose.

martedì 16 luglio 2013

FREUD, LA CLINICA, LA CIFREMATICA

Giovedì 18 luglio 2013, alle ore 21, nella Sala Polivalente di Via S. Maria Assunta, 35A, alla Guizza, a Padova, di fronte al cinema Porto Astra, nella serie l’Altro, la salute, la cura, il dott. Ruggero Chinaglia, medico, psicanalista, cifrematico tiene una conferenza dal titolo Freud, la clinica, la cifrematica.

Questo titolo sta a indicare La traiettoria di ricerca e d’invenzione sorta verso il finire del XIX secolo, cominciata con Sigmund Freud che l’ha chiamata psicoanalisi, rilanciata in Francia da Jaques Lacan e che prosegue tuttora con la cifrematica: la parola è originaria e procedendo dal disagio può divenire cifra. Si tratta di divenire qualità: come divenire statuto intellettuale non più organico a qualcosa?
La parola è libera di qualificarsi: occorre il dispositivo opportuno, il viaggio della memoria e non dei ricordi. L’analisi è imprescindibile per cominciare questo percorso culturale e artistico, acquisendo così i termini per giungere al capitale intellettuale, dove la clinica è senza “pazienti”. Il caso è clinico, mai patologico.

Quale cura, quale salute, quale clinica, dunque.

domenica 14 luglio 2013

IL TEMPO FATTO SOSTANZA


La cosa più insopportabile per gli umani è il tempo, perché non può essere padroneggiato, dominato o economizzato.
Alcuni tentano di farlo, negandolo.
La negazione del tempo passa, per esempio, attraverso la mitologia del rimedio che comunemente è inteso come ciò che ripara o rimedia, appunto, a un danno. Qualcosa accade e, senza tenerne conto, viene cercato il rimedio da applicare per togliere l'accaduto e le sue conseguenze. 
Sta qui l’ideologia dello psicofarmaco, lo psicofarmaco come sostanza che è usato per togliere la falla prodotta nel sistema, rappresentata dal sintomo. Invece di interrogare il sintomo, di analizzarlo, la modalità più in voga è quella di turare la falla con la sostanza, lo psicofarmaco, appunto. 
Questo è l'uso più dilagante dello psicofarmaco: Questo psicofarmaco non è necessariamente rappresentato da una pastiglia o altro, e va ben oltre i "tranquillanti di qualsivoglia genere. È la sostanza come psicofarmaco. È  la sostanza che toglie ogni domanda, ogni valore al sintomo, la sostanza salvifica. La sostanza che somministra la morte bianca, togliendo la questione intellettuale.
È la sostanza che è insita nel luogo comune, nella mentalità comune, nella mano battuta sulla spalla, contenuta nella formula: "Non pensarci", oppure: "Prendi qualcosa, vedrai che ti passa".

LA MITOLOGIA PSICHIATRICA

Lo sapevi? La mitologia psichiatrica è la mitologia della presa: presa sul cervello, presa sulle idee, presa sull'Altro. E la presa viene chiamata cura.
Per questo si avvale dei cosiddetti farmaci neurolettici.
Cosa significa neurolettico? "Che consente, che facilita la presa; in questo caso la "neuro presa", dando per scontata l'equivalenza fra "neuro" e cervello ".
L'indice dell'arretratezza di questa mitologia è appunto che considera equivalente ciò che è "neuro" con ciò che è psichico. Infatti si avvale ancora della formula "neurodeliri".

C'era una volta un gioco in cui i bambini s'inseguivano per "prendersi" e poi liberarsi.

La mitologia psichiatrica gioca a prendere. Senza più libertà.